DANNO - Di Missparker85 – Fiction con temi adulti - Generica – Spoiler Deathly Hallows, di cui altera la conclusione almeno un po’ quindi se non volete rivelazioni o AU, evitate – scritta per un concorso; riassunto: come al solito, tocca a Hermione di aggiustare i guai.
Damage - Author: missparker85 - Fiction Rated: K+ - General a/n: written for livejournal community "fraternizing." As always, Hermione is left to clean up the messes.
http://www.fanfiction.net/s/3765929/1/Damage
Lui è magia e mito.
Tanto forte quanto crederò
Una tragedia con
Più danni di quanti un’anima dovrebbe mai vedere
- Kelly Clarkson, ‘Beautiful Disaster”
Come al solito, Hermione viene lasciata a ripulire i pasticci. Le ore seguenti la fine sono sfocate. Hermione si rene conto di quanto sia sfinita, e di quanto il sonno rimanga una meta lontana. Ron viene accolto dai suoi familiari e Harry viene preso dagli adulti. Hermione non ha famiglia né ha compiuto niente di notevolmente eroico in loro confronto. Viene lasciata in piedi in un campo pieno di morti e moribondi. Le sue ferite sono emotive o superficiali. Cura i tagli, le scorticature, e i lividi, da sola. Ignora il mal di testa e la rabbia. Fa la lista da sola.
Harry se ne è andato e i feriti vengono trasferiti al S. Mungo. Lei fa comparire una pergamena e un calamaio, e cammina qua e là, elencando i caduti. Scrive quanti già conosce – Mad Eye, il gufo Edwig, Dobby l’Elfo liber, la Tonks, Lupin, Fred, e ancora e ancora.
Si ferma prima di scrivere Severus Snape.
C’era stato qualcosa di completamente sbagliato per tutto quell’incontro. La malavoglia di Snape di eseguire gli ordini di Voldemort, la sua disperazione di sfuggire. La sua reazione con Harry e i ricordi che s’erano mescolati al suo sangue versato. Era, concluse Hermione, insoddisfacente.
I piedi le trovano la strada verso l’uscita in accordo con lei. Immobilizza il Platano Picchiatore e striscia su mani e ginocchi attraverso il tunnel per la Stamberga Strillante. Ha i calzoni infangati e strappati e il gattonare le ha escoriato i ginocchi ma non pensa di fermarsi. Tutto quello cui riesce a pensare è lo scoprire i dettagli.
La stamberga è ancora più immobile di quanto mai l’avesse vista. Le pareti non sbattevano e l’impiantito del pavimento non gemeva. Era come se i fantasmi ed i ghoul che reclamavano questa dimora infestata si fossero immobilizzati in rispetto alla morte che lì posava.
Snape sembra morto – pallido e svuotato. Le occorre un istante per allungarsi e toccarlo. L’istinto le direbbe di premere le dita sul collo ma c’è così tanto sangue e due buchi spalancati, e così piuttosto si protende verso il polso.
Non ci sono pulsazioni, ma… è strano. La pelle è così calda. Non è passato tanto tempo, eppure non è solo tiepida, ma è appiccicosa. Formicola sotto il tocco di lei. La lista che aveva stretto fino ad allora cade sul pavimento e di colpo lei sovrasta Snape, scrollandolo.
“Professore,” lo chiama, ma lui è esanime e pesante. “Aiuto!” geme, ma non c’è nessuno lì vicino che possa sentirla. Gli toglie la stoffa inzuppata di sangue dal collo. Usa la bacchetta per tagliare via la stoffa e la mette da parte. Il torace dell’uomo è esile e pallido e ha la stessa patina appiccicosa. E’ magia, quella? Assomiglia al bagliore increspato che fluttua sopra a una pozione da finire quando viene messa sotto un incantesimo di stasi. Pensa di provare su di lui un Finite Incantatum, ma se questi è davvero sotto una sorta di stasi, sa che quella è la sola cosa che lo mantiene vivo, e impedisce al veleno di avanzare oltre ne corpo.
“Lo sai?” gli domanda. “Lo hai saputo per tutto il tempo?”
E con quello, lo appoggia sdraiandolo. Ficca le mani nelle tasche dei suoi pantaloni, fatica per raggiungere quelle posteriori. Cerca attraverso i parecchi strati – camicia, gilet, e lo trova nella maltrattata finanziera. Una fiala piccola, quasi troppo minuscola. Non è più grossa della clessidra che posava nel mezzo della Gira Tempo. Il liquido all’interno è flebile, quasi impercettibile. Deve usare la bacchetta per rimuovere un tappo tanto delicato. Scruta la bocca dell’uomo, irrigidita e aperta, e gli occhi scuri, vitrei.
“Se ti uccide, mi dispiace,” gli dice. “E se sei già morto…” non importerà comunque. Dopo tutto, aveva solo sospetti – il Marchio Oscuro è definito sul braccio e le sue alleanze, sempre sospette, sono ancora non confermate.
Gli solleva senza complimenti la testa per i capelli e permette al liquido di sgocciolare nella bocca aperta. Gli strofina la mano sulla gola, e spera che sia sufficiente a farglielo inghiottire. Attende troppo a lungo, gli occhi stanchi le ricercano un segno di vita.
Lo sente, prima di vederlo – un caldo gocciolare contro la gamba. E’ già coperta del suo sangue e le occorre un istante per rendersi conto che sangue fresco – sangue in movimento ! – ha iniziato a fuoriuscire dalle ferite sul collo. Ha un attacco di panico per la propria mancanza di previdenza, e preme la mano sul collo per rallentare il flusso. Quando torna a guardare il vispo dell’uomo, gli occhi vitrei sono nascosti sotto palpebre bianche. E’ vivo, ma, lei lo sa bene, è sulla via della morte.

“Merlino, spero di essere nel giusto con te,” sussurra prima di far disapparire entrambi diretti al St. Mungo. Lì lo lascia, con gli epiteti < in condizioni critiche> e < da Hogwarts> e > Ufficiale del Ministero>, per essere certa che venga trattato in modo adeguato a tale condizione. Torna al castello, e quasi crolla su una delle sedie in uno dei corridoi
Lì si appisola per un po’, e si desta solo al suono di un familiare grido. Apre gli occhi e si siede alla vista della sua Capo Casa.
“Signorina Granger, per l’amor di.. .pensavo che fossi…” la voce sfugge, e la mano rimane ferma sul collo. Appare vecchia e stanca. “Sei coperta di sangue.”
“Non è mio,” fa esausta Hermione. Non può dire ancora oltre e la McGonagall non la costringe. Piuttosto la aiuta ad alzarsi e la guida fino ad una stanza piena di brande vuote
“Ti porterò qualcosa da mangiare,” dice la McGonagall. Quando la donna torna, lei è addormentata. Sente la branda piegarsi quando la McGonagall si siede e sente una mano fredda e pulita sulla fronte. Non apre gli occhi, e lascia che la McGonagall le scosti con delicatezza i capelli sporchi e annodati.
“Una così cara ragazza,” dice dolce McGonagall. Hermione non riesce a rattenere le calde lacrime che si annidano nelle pozze degli occhi chiusi. Era passato così tanto tempo da quando era stata trattata come una bambina e in quella stanza sicura, insieme a una donna che rispettava e a cui voleva bene, ci sta bene.
Hermione dorme a lungo. Non è certa di quanto a lungo, ma è più del solito. Si desta di tanto in tanto. Qualcuno la costringe a bere acqua o a bere una pozione, ma non è concreto e non dura.
Quando alla fine si desta del tutto, vede che è stata pulita e qualcuno s’è preso cura di lei. I vestiti sono differenti e non si sente tanto sbattuta. Si siede e si guarda attorno. È in infermeria, non nella stanza con le brande, e ci sono altri – Dean e Lee Jordan ai suoi lati. Ha i piedi nudi e la pietra è fredda quando li posa a terra. Appena tocca terra, Madama Pomfrey si precipita fuori e per un istante Hermione pensa che l’ultimo anno è stato solo un brutto sogno e tutti devono ritornare per il loro ultimo anno di scuola. Ma lo sguardo affaticato sulla faccia della Pomfrey le dice diversamente.
“Signorina Granger,” le dice, “Che bello vederti sveglia.”
“Dove sta Harry?” domanda.
“Il Signor Potter è affidato alle cure degli Weasley,” le risponde. “I suoi ordini sono stati di assicurarsi che tu stessi bene,”
“E dove è Snape?” chiede ancora. La Pomfrey si acciglia.
“Il corpo del Preside non è stato trovato sul campo,” rivela la Pomfrey.
“E all’Ospedale?” insiste Hermione.
“Il grosso dei feriti sono stati mandati là, Signorina Granger, non saprei,” la Pomfrey scuote la testa con enfasi. Hermione può capire che la Pomfrey non ha finito con lei, me lei non può stare oltre là dentro. Lascia l’Infermeria e con attenzione si fa strada attraverso i corridoi crollati. Non ha mai visto il castello ridotto in quel modo – così in rovina. Muri frantumati e armature complete accartocciate. Tappezzerie che s’era abituata a vedere non pendono più alle pareti, ma sono flosce e sciupate per terra. Non ci sono cadaveri ma ci sono sospettabili pozze rosse, e una tinta verde malaticcio grava su qualsiasi cosa. Ci stanno scintille di energia magica residua.0
Si trova senza bacchetta e le occorre un po’ per rendersi conto di ciò. Giù ai piani inferiori, dove abitava il grosso degli Elfi Domestici, trova la lavanderia piena di pile di abiti sudici e mucchi di uniformi piegate. Cambia la camicia da notte bianca di cotone con un’uniforme. Mette la prima cosa che trova di sua taglia – una gonna grigia, la camicia bianca, un maglione con i colori del Ravenclaw. Mette i calzini con la riga gialla e nera ma non ci sono scarpe e così lascia perdere. E’ strano essere di nuovo nell’uniforme dura e rigida. Sa che non avrà mai il settimo anno di scuola che si era attesa, e non vedrà mai la sua laurea a Hogwarts circondata dalle persone con cui aveva iniziato il corso.
Cerca di trovare la stanza in cui era stata messa a dormire subito. Pensa che la bacchetta possa essere là, ma è difficile ritrovare i passi. Era stata così sfinita e delirante, da non ricordare dove l’avesse messa la McGonagall. E’ dura spostarsi da un pavimento all’altro poiché molti pianerottoli sono rimasti a mezz’aria, bloccati. Dal terzo al quarto piano, si deve arrampicare un poco e saltare giù per una distanza maggiore di quanto non è abituata, anche se avesse avuto le scarpe. L’atterraggio le fa male ma prosegue e si ferma alla porta dell’ufficio della McGonagall, appena accostata.
Bussa.
“Hermione,” la accoglie la McGonagall. Siede dietro alla cattedra, miracolosamente intatta ed immutata.
“Hai tu la mia bacchetta?” le chiede. E’ una domanda imbarazzante – le bacchette sono un oggetto personale e adesso il possesso, con quello che ha appreso, è una questione delicata. La McGonagall la guarda con simpatia e da qualche parte della sua tunica tira fuori la bacchetta. Hermione se la sente bene, nella mano. Il corpo mugola appena al contatto. “Grazie,”
“Di niente,” fa placida al McGonagall. Hermione sta per lasciarla ai suoi pensieri quando si ferma.
“Hai sentito niente di Snape?” chiede. LaMcGonagall scuote la testa triste.
“Il Signor Potter dice che è stato ucciso,” la informa. “Io non… a quel tempo, non avevo capito come quello che aveva fatto ci avesse protetto.” Aveva gli occhi pieni di lacrime. Sembrava che piangesse da tanto tempo.
“Capisco,” le dice Hermione. Non sa se quelle parole significano che lui è davvero morto, o che nessuno ha fatto rapporto all’Ospedale. Adesso la McGonagall la guarda.
“Quelli non sono i colori della tua Casa,” dice infine, cercando di ricomporsi.
“Perdonami, Professoressa, ma l’intera questione dei colori della Casa mi pare assai futile adesso,” fa Hermione e fissa la linea blu che circonda la vita del pullover – e il giallo brillante che finisce appena sotto i ginocchi. Lascia la McGonagall, e con la sua bacchetta al sicuro in suo possesso, trova un caminetto acceso e si precipita alla Tana con il Floo.
Rotola fuori del focolare stordita e disorientata. Il Floo non è mai stato confortevole per lei e adesso è denutrita e debole. Si alza cauta e è subito agguantata dalle braccia della Signora Weasley. Se la stringe al petto e quando viene infine lasciata, si trova in lacrime. La signora Weasley provvede a lei con minestra calda e pane fresco. Le viene dato del latte invece di succo o butterbeer.
“Troverò gli uomini per te,” le dice. E’ stupefacente sentire la Signora Weasley riferirsi a Ron e Harry come a degli uomini, ma entrambi lo sono. Arrivano entrambi, alti e magri, con barbetta sul mento e tagli e lividi in segno delle loro vittorie.
“Hermione!” fa Ron e l’abbraccia. Lei ricorda d’averlo baciato e arrossisce un poco. Le piace Ron, ma tutto appare così distante…
“Cosa stai indossando?” chiede Harry, sorridendo.
“Abiti di qualcun altro. La mia valigia è ancora al piano di sopra?” chiede. Vuole essere gioiosa in quella riunione, eppure si sente distante e distratta. Si libera da Ron e sale le scale. Aspettano in cucina, la guardano scomparire. Lei attraversa la porta aperta di Ginny.
“Ehi, Gin,” le dice. Ginny alza gli occhi dal tavolo e le sorride. “Sei tornata,"
“Solo… solo per un poco,” le risponde. “Devo proprio andare dai miei genitori e poi tornare a Hogwarts.”
“Oh, già,” le risponde, “Mi ero quasi dimenticata dell’Australia.”
Hermione scuote le spalle e si sente un po’ come se forse starebbero meglio a stare per sempre sotto sopra al mondo.
“Sono,” fa una pausa. “Sono così addolorata per Fred.”
Ginny fa un gesto a Hermione dalla sua stanza e si chiude la porta dietro.
“George non ha detto una sola parola da allora,” confida Ginny. Hermione è solo una ragazzina e non può certo iniziare a capire cosa significhi perdere un fratello. Immagina che potrebbe essere qualcosa di simile a perdere Harry, ma lei è scampata a quel destino tanto orribile.
“Gli ci vorrà tempo,” fa Hermione, goffa, e Ginny annuisce. Hermione se ne torna alle scale, ma si ferma. “Ginny, glielo dirai che tornerò tra un paio di giorni ?”
“Okay,” risponde Ginny, e le dà una strana occhiata. “Vuoi un po’ di compagnia?”
“No,” fa Hermione, “Grazie.”
Si cambia nella sua stanza e lascia i vestiti sporchi e il resto delle sue cose non appena Appare. Forse la sua borsa rinforzata è da qualche parte nei campi di Hogwarts, ma lei non ne è troppo preoccupata. Che venga ritrovata o meno, certe cose sono andate perse per sempre.
Va al St.Mungo e cerca di essere poco vistosa poiché la sconfitta di Voldemort era stata stampata sulla prima pagina di qualsiasi cosa avesse parole e la sua immagine era pure lì. Non desidera d’essere riconosciuta ancora. Dopo anni in cui ha provato a adombrare chiunque le stesse vicino, tutto quello che ora vorrebbe è di sparire nell’oscurità per un poco. La curiosità la trattiene oltre. E’ così stanca, così indifferente al glamour e alla fine, venire riconosciuta la aiuta a defilarsi dalla burocrazia, dalle scartoffie.
“Voglio vedere Severus Snape,” dice alla strega dietro al bancone.
“Non sono ammessi visitatori,” scatta e Hermione è davvero allarmata.
“Ma è vivo?” chiede placida. La strega le fa un gesto ma lei non si scoraggia. Controlla tutti i diversi piani e si immagina dove debbano stare i malati più gravi. Prende l’ascensore e quando i medici maghi la sorpassano, non le dicon niente. Guarda di stanza in stanza, e alla fine lo vede.
E’ immobile e pallido e vivo.
Gli tocca la mano e la trova calda e asciutta. Mette la sua mano nella sua e s’avvicina una seggiola. Crede di poter sentire una lieve pressione in risposta, come se lui stesse cercando di darle una strizzatine ma non è certa. Non le pare una cosa che Snape farebbe.
Quando diventa abbastanza buio, cammina fino alla finestra e manda il suo Patronus fuori, nella notte. La sua lontra fluttua attraverso le stelle annebbiate col suo messaggio.
Snape è vivo!
Lo dirà a Harry e alla McGonagall prima di dissiparsi in niente altro che foschia.
Di nuovo torna a sedere e lascia che la testa le posi incerta sullo schienale della sedia. Pensa che se Snape dovrà dormire per tutto il tempo della sua visita, non gli importerà se anche lei si appisola un po’.
--------------------------- F I N E -------------------------
http://www.fanfiction.net/s/3765929/1/Damage